Appunti a parole sfuse di LasMarta
In principio erat verbum, post verba volant, scripta manent. And now the Medium is the Message. E quindi, il libro si svolge a partire da qui.
che noia, marta!
lui impilava ancora i suoi giorni bulimici
lei, s'imbrogliava tutta con la lista delle priorità.
che vita, marta!
Un’altalena di sensi che non si devono prendere al volo, un bouquet di preconcetti per la buona riuscita dello scontro e infine un paio di lacrime che rivolgo al finestrino mentre la macchina và.
Si, è stata Marta a mettere legna al fuoco appena ha percepito la scintilla, e non doveva vista l’aria già calda e il fuoco già sufficiente alle loro spalle.
O forse che tutto era perfetto e alla serenità non era avvezza.
Non sa parlare di sé, non sa parla di circostanza;
Marta, ieri sera non sentiva più quello che parlava, senza distinzioni di suoni la conversazione girava intorno al cane che si mordeva la coda.
Lui, la faceva sempre da luna nella sua vita e Marta, lo scelse lei, non lo nascondeva. Ecco perché, stimolare e parlare senza sfondo, non le fece senso.
Anzi, forte della oramai ancestrale conoscenza e comprensione di Lui, le sembrò normale continuare nella discussione, un po’ come la sera prima, in quel locale dei nuovi cugini di periferia, quando Lui la investiva con quelle domande così “complesse” per la serata (anche se era san valentino e ci stavano tutte le puttanate sull’amore)…”cosa farai quando ti accorgerai che io non sono l’uomo della tua vita”?...e non ce la faceva Marta a ritoccarsi in quattro e quattro la vita e allora iniziarono con il gioco della stupidaggine adolescenziale degli sms.
Ecco, forse era proprio ancora quello che cercava Marta, anche se non c’erano i cugini di periferia ma una francese in solitudine e una sommelier donna.
Insomma, le parole si distesero sulla stanchezza i Lui e sulla noia e paura di Lei, la Marta che già lo champagne le faceva effetto.
Le parole ad un certo punto non servirono più. Quando non gli si dà importanza, non se ne deve più tenere di conto. E così, si portarono trascinare dalla voce che copre l’altra.
Puff’.
Che stravaganti puttanate si riservava Marta per le grandi occasioni.
Tant’è.
A sua discolpa però, c’era quella natura accomodante, di indole buona che proprio mai avrebbe potuto desiderare la caduta della sua Luna.
Non sapeva parlare male, non sapeva nemmeno guardarti e se era arrabbiata e, mi arrabbiava poco, male e involontaria.
Accomodante e scivolosa alla vita: questo, era Marta per Lui, una parola che mischiava a tante altre, che usava per ogni filastrocca in rima, ecco cosa era nelle sue mani;
un bene plasmabile, riciclabile all’infinito, senza compromessi.
E, la meraviglia è che Marta, di questo ne era felice.
Lui qualche giorno prima le chiese se fosse felice; e lei, non poteva dirglielo che lo era per davvero, le sembrava quasi una bestemmia in quel momento.
Hanno stonato l’ultima serata, e stamattina le parole le davano fastidio solo a pensarle muovere nell’aria.
Non era capace nemmeno di dirgliele adesso, distesi a due metri; non riusciva nemmeno a recuperarne qualcuna per una scusa.
Non era un titolo Marta e non era nemmeno capace di ricordarselo quando le serviva; non era nemmeno le parole che diceva, ovvio, ma quello che avrebbe voluto significassero per Lui, quelle che partivano dal concetto primitivo che aveva dentro.
Non le importa cosa potesse fare con titoli, ormai aveva capito che se avesse voluto, avrebbe aperto della porte (insignificanti) e, quello che ora cercava era diventare quel concetto.
E Lui, era in quel concetto.
E le piaceva parlarne con Lui.
Le piaceva ogni cosa che Lui rispondeva mentre lei stava zitta, intuendola.
Questa forse, pensò Marta mentre riscendeva una lacrima di lotta continua, era la stranezza del bene: ti confonde e non sai più se è bello o brutto, sai solo che vuoi viverlo con ogni centimetro di pelle, con ogni muscolo.
Marta era insomma un tentativo di aderire alla vita, e Lui era il suo collante; glielo diceva mentre lui dormiva (fingeva) e anche se doveva fare dei giri lunghi, non le dispiaceva.
In fondo, tutto quello che è importante accade casualmente, senza progetti;
e allora Marta, avrebbe rispettato anche il suo non-bene, anche il suo non-amore, tanto, vivevano entrambi la stessa la vita e non poteva che esserne appagata, qualsiasi fossero le strade.
n.b.
parole sfuggite e rinvenute nei pressi del cuscino di Lui,
“Mentre parlavi al corso, ti guardavo e ti conoscevo ancora di più. E non te l’ho detto perché le cose romantiche poi con te non contano.
Lo “sguardo strano” che ti seguiva mentre parlavi, era paura deliziosa di non riuscire mai più a venirne fuori.
Se io fossi una fotografia perfetta, ora, sarei proprio una tua immagine ma, non lo sono e allora tento di capirci qualcosa nel film che scorre sotto, mentre cerco di galleggiare nella nostra discussione.
Tutto quello che t’amo, te l’ho detto, a fatica, forse ma te l’ho detto in questi mesi. Quindi, te ne prego, cerca di non decontestualizzare le parole, l’arrabbiatura e il nodo alla gola quando si tratta di spiegarsi nelle scuse".
Mi riempi anche quando mi svuoti..
lunaticoambiguoirriverentesprezzanteuomodigiochettiseduttivi; o anche impertinentepiacevoleuomochemimanca.
Ulivo rosso
Si deliziava a guardarlo, maledetta romantica perditempo, perdivita (cercavita).
Non c'erano più dubbi, si trattava di una luna sentimentale e, gli dedicava l'amore senza il finale.
La bistecca non era di cottura armonica e le gengive inizarono a farle male.
Non conosceva le parole complete per raccontarglielo e, si concentrò sugli occhi e sull'orecchio.
E sulle mani.
Parlavano.
E lei, seguiva tutto, scattando su una luce e specificano su un predicato.
Come poteva confondere il gioco con una retta geometrica?
E si che la dislessia di Marta poteva anche essere un fatto emotivo e il tono alto di Lui il rutto di una paura.
Se lo ricordava anche all'aeroporto.
Astice, astio. Mai ordinare l'astice.
Eccoli lì di nuovo, i dolori intercostali.
Stramaledette insenature sentimentali a strapiombo.
Si, aveva bisogno dell'ascella, della sua ascella, sotto il suo tetto di letto, per distendere la vita del sonno e quel del giorno dopo.
Non aveva altra scelta quella Marta lì, era condannata a lasciargli gli occhi.
Vaffanculo (accomodante).
Rientro
Lo sterzo sterzava nella macchina che macchinava; la strada poteva anche essere un fiume e gli occhi di lui dei pompelmi.
Marta guardava fuori dal finestrino e cercava sistemare quante più stelle poteva nella pancia allagata di vino e champagne.
Quello a cui pensava, era quello a cui non riusciva a parlare.
Nella notte, nel letto
Marta, Lui.
Dispersa nelle pieghe del piumino, consumò ogni perdono ed ogni scusa e ne venne scansata.
I perchè non servono; ci sono quantità di come e di parole a riflettere prima dei perchè.
Intanto dormì cercando si sincronizzare il suo respiro a quello di Lui, seppur da lontano. Come per dormire insieme, come per sognare insieme.
Di mattina
Lui, è certo che dormiva mentre parlava, chiaro!
Dopo lo scontro di veglie e fasi ipnagogiche, rigettò quel giorno, che poteva anche essere un bicchiere vuoto in mezzo alle bottiglie sfinite della sera prima.
E sveglati dai che non riesco a stare senza far pace.
Nastrina?
e che glielo diceva a fare?
il maestro rimproverava e margherita ascoltava, che pure le colpe ce le aveva, però in fondo il maetro lo sapeva che margherita era tutt'altro; era una buona.
marta,
s'immedesimava e leggeva una poesia di garcia lorca per temporeggiare con il sonno e scorgere, prima della luna, una porta secondaria per sorprenderlo alle spalle.
'notte e sogni d'oro a tutti gli psicopatici e quelli che non lo sono, meglio per loro, avranno sogni d'orzo
non riusciva a spiccicare le parole,
marta, non riusciva a spiccicare nemmeno una parola quando il maestro perturbava le chiacchiare con le schiocchezze;
cioè, non una parola che dicesse quello che doveva dire.
lui, il maestro, si metteva sulle difensive, era ovvio.
lei, la margherita del contesto, faceva l'arrabbiata, per non fare quella che ci offriva.
per raccontare il sole ad un cieco, non servono parole, ma una gita in spiaggia.
ecco cosa le mancava, un pò di zen calibrato all'occorrenza sul maestro..
quando il gioco si faceva duro, marta indossava la tutina rosa confetto per la sua partitella di wrestling
..e poi usciva
- E' incredibile!
Esclamò Marta, non lui.
Il maestro non aveva ancora la febbre alta e già scriveva (vedi post di sotto) immani fandonie da delirio.
E' incredibile, ma nonostante recentemente abbia scoperto che mi piace il cazzo mi comporto come una lesbica.
La mattina quando rinvenne dal vino e dal mirto,
che lascia più contrasti della grappa di riso, trovò un messaggio del suo uomo/maestro:
- E' stato duro.. però alla fine l'ho capito: mi piace il cazzo.
Rimase attonita e curiosa, tra la guardia giurata che armeggiavava con la sua pistola trafungando gocciole a trenta centimetri dalla sua testa, e la rumena, che contava le gocce colanti dallo scarico del cesso.
(viveva quel paradosso e non potè riderne e sconvolgersene come si conviene, vista la sacralità del momento).
Quelle parole doppio sensate, veicolatrici di una palindromia non semantica ma mentale, la inchiodavano al muro, fosse l'uno o fosse l'altro il significato:
-Se è gay, lo perderò come amante; se non lo è, me lo ritroverò come marito.
Marta, scompose le gambe dalla sedia inginocchiata, allineò la schiena ad un asse immaginario e appoggiò forte il piede destro a terra (sconvolgendo l'ecosistema di un gruppo di acari nomandi sopravvissuti) per riprenderlo dalla parestesia;
mosse con soddisfazione la testa scompigliata, cacciò una gocciola fra i denti e poi mise quell'amletica sovrapposizione di significati nella tasca della felpa e si ributtò nel letto sul quale il sonno, prima della fatica, l'aveva cullata nell'incavo della sua ascella.
-..ammmoremio (e sono undici, eheh?)..
c'era uno che dormiva ed una che lo svegliava.
- tiè, disse marta
-mi sento minacciato, disse lui, nudo come il metzcal
quante giravolte può fare una parola prima di stramazzare a terra nel più fitto disorientamento?
quanti giri di parole, marta poteva ancora fare prima del capitombolo finale?
stava lì a rimuginarci da qualche millennio di istanti,
quando nel bel mezzo dello spaghetto di soia, si presentò l'allegra combriccola delle parole a casaccio e fecero baldoria distraendo i presenti.
tant'è,
le venne voglia di scriverglielo sulla faccia, fuori dal letto, ma poi tutto passò.